Costi infragruppo: deducibili solo con prova di utilità effettiva
- Studio Romano & Associati

- 22 apr
- Tempo di lettura: 4 min
a cura di Federico Romano

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10456 del 21 aprile 2026, ha ribadito che i costi per servizi di consulenza resi da una società controllante alla propria controllata nell'ambito di accordi di service infragruppo sono deducibili ai fini IRES e IRAP solo se il contribuente dimostra l'effettività delle prestazioni ricevute e l'utilità concreta che ne è derivata. La mera esistenza di un contratto quadro e la regolarità formale delle fatture non bastano a soddisfare l'onere probatorio richiesto dall'art. 109, comma 5, del TUIR.
Il tema è di grande rilevanza pratica per tutti i gruppi societari italiani che adottano modelli di service agreement con addebiti centralizzati di costi gestionali, amministrativi o di consulenza.
Principio di inerenza e onere della prova nei rapporti infragruppo
Il principio di inerenza, codificato dall'art. 109, comma 5, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986), richiede che ogni costo portato in deduzione sia riferibile all'attività d'impresa e non a finalità estranee. Nel contesto dei rapporti infragruppo, questo principio assume una declinazione particolarmente stringente: l'Amministrazione finanziaria tende a contestare la deducibilità dei costi addebitati dalla capogruppo quando le fatture risultano generiche, ossia prive di indicazione specifica della quantità e qualità delle prestazioni rese.
La Cassazione ha precisato che l'onere probatorio grava interamente sul contribuente. Non è sufficiente produrre il contratto di service né dimostrare l'esistenza della struttura organizzativa del gruppo: occorre provare che i servizi siano stati concretamente erogati e che la società beneficiaria ne abbia tratto un'utilità reale e misurabile.
Determinatezza del corrispettivo e forfetizzazione dei costi
Un aspetto centrale della pronuncia riguarda la distinzione tra regolarità contrattuale e determinatezza del costo. Nel caso esaminato, il corrispettivo per i servizi di consulenza era stato forfetizzato nella misura dell'1,75% mensile dell'imponibile delle vendite effettive, sulla base di una scrittura privata tra le parti.
La Suprema Corte ha evidenziato che tale criterio di determinazione forfetaria non soddisfa automaticamente il requisito di determinatezza: è necessario verificare la corrispondenza tra il costo addebitato e le vendite periodicamente effettuate. In altri termini, anche un contratto formalmente corretto può risultare insufficiente se il contribuente non dimostra l'effettiva correlazione tra il servizio fatturato e l'attività svolta.
Documentazione e prova della correlazione prestazione-costo
La Cassazione riconosce comunque che la prova della corrispondenza del servizio con le prestazioni sottostanti può essere fornita dal contribuente anche in sede giudiziale. Tuttavia, non è sufficiente provare genericamente che le prestazioni riguardano il gruppo nel suo complesso: devono emergere con specificità gli elementi che dimostrano l'utilità effettiva o potenziale conseguita dalla singola consociata che ha ricevuto il servizio.
Questa impostazione si allinea alla giurisprudenza consolidata secondo cui la documentazione deve essere dettagliata, specifica e idonea a superare la presunzione di elusività che caratterizza i rapporti tra parti correlate. I richiami ai precedenti di legittimità (tra cui Cass. n. 32422/2018 e Cass. n. 23164/2017) confermano che l'inerenza non è un dato formale ma sostanziale, verificabile solo con documentazione adeguata.
Orientamento della Cassazione e parametri di verifica
L'ordinanza n. 10456/2026 si inserisce nel solco tracciato dalla Cassazione n. 9132 del 7 aprile 2025, che aveva individuato quattro parametri cumulativi per la verifica dell'inerenza dei costi infragruppo: la tipologia dei costi sostenuti, la natura e specificità delle prestazioni rese, la dimensione reale e tangibile delle utilità tratte e l'avvenuta documentazione dettagliata degli esborsi.
Per i gruppi societari che utilizzano strutture di service agreement, è quindi essenziale predisporre una documentazione che non si limiti al contratto quadro e alle fatture periodiche, ma includa report dettagliati delle attività svolte, indicatori di performance, time sheet e ogni altro elemento che consenta di ricondurre il costo alla prestazione effettivamente resa.
Cosa fare in pratica
Documentare l'effettività dei servizi: report attività, time sheet, indicatori di performance per ogni prestazione addebitata
Evitare fatture generiche: specificare quantità e qualità delle prestazioni rese per ciascun periodo
Non affidarsi alla sola forfetizzazione: la percentuale sulle vendite non equivale alla determinatezza del costo
Dimostrare l'utilità per la singola consociata: la prova deve essere specifica, non generica rispetto al gruppo
Conservare tutta la documentazione di supporto: in caso di contestazione, la prova può essere fornita in giudizio
Tabella riassuntiva
Aspetto | Dettaglio |
Pronuncia | Cass. ord. n. 10456 del 21/04/2026 |
Tema | Deducibilità costi consulenza infragruppo |
Norma di riferimento | Art. 109, comma 5, TUIR (DPR 917/1986) |
Principio applicato | Inerenza sostanziale, non solo formale |
Onere della prova | A carico del contribuente |
Criterio contestato | Forfetizzazione 1,75% mensile vendite |
Requisiti documentali | Specificità, determinatezza, utilità dimostrabile |
Precedenti conformi | Cass. n. 9132/2025, n. 32422/2018, n. 23164/2017 |
Rischio per i gruppi | Indeducibilità integrale del costo |
Consiglio operativo | Report, time sheet, KPI per ogni servizio |
Domande frequenti (FAQ)
Quando i costi infragruppo per servizi di consulenza sono deducibili ai fini IRES?
I costi infragruppo per servizi di consulenza sono deducibili ai fini IRES quando il contribuente dimostra, ai sensi dell'art. 109, comma 5, del TUIR (DPR 917/1986), sia l'effettività delle prestazioni ricevute sia l'utilità concreta che la singola consociata beneficiaria ne ha tratto. La mera esistenza di un contratto quadro tra società del gruppo e la regolarità formale delle fatture non sono sufficienti.
Quali documenti servono per provare la deducibilità dei costi per servizi resi dalla capogruppo?
Per provare la deducibilità dei costi per servizi resi dalla capogruppo occorre produrre documentazione dettagliata e specifica: report delle attività effettivamente svolte, time sheet, indicatori di performance, descrizione puntuale delle prestazioni per quantità e qualità. La Cassazione, con l'ordinanza n. 10456/2026, ha chiarito che le fatture generiche non assolvono l'onere probatorio.
La forfetizzazione del corrispettivo nel service agreement è sufficiente a provare la determinatezza del costo?
No. La Cassazione n. 10456/2026 ha precisato che un corrispettivo determinato in misura forfetaria (ad esempio l'1,75% mensile dell'imponibile vendite) non soddisfa automaticamente il requisito di determinatezza. Occorre verificare che il costo addebitato corrisponda effettivamente alle vendite e alle prestazioni periodicamente effettuate.
L'Agenzia delle Entrate può contestare costi infragruppo anche se esiste un contratto regolare?
Sì. L'Agenzia delle Entrate può contestare la deducibilità dei costi infragruppo anche in presenza di un contratto di service formalmente regolare, se le fatture risultano generiche e il contribuente non dimostra l'effettività e l'utilità concreta delle prestazioni. La regolarità contrattuale è condizione necessaria ma non sufficiente.
Qual è l'orientamento attuale della Cassazione sui costi di service agreement di gruppo?
L'orientamento attuale della Cassazione, espresso con le ordinanze n. 10456/2026 e n. 9132/2025, richiede la verifica di quattro parametri cumulativi: tipologia dei costi sostenuti, natura e specificità delle prestazioni rese, dimensione reale e tangibile delle utilità tratte, documentazione dettagliata degli esborsi. L'inerenza deve essere sostanziale e non meramente formale.
Studio Romano e Associati
Commercialista Brescia




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